Casco in testa e ben allacciato. Sempre.

Casco in testa e ben allacciato. Sempre.

Casco in testa e ben allacciato, lo diceva Nico Cereghini durante i test moto domenicali in televisione, lo ribadisce tuttora […]

Andrea Toso

22 agosto 2018

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Casco in testa e ben allacciato, lo diceva Nico Cereghini durante i test moto domenicali in televisione, lo ribadisce tuttora in MotoGP Guido Meda e rimane un diktat completo aggiungendo “luci accese anche di giorno e prudenza sempre”. 

Ma noi siamo ciclisti ed il casco è tanto un obbligo in gara quanto un compagno fedele di allenamento, ma…

Sì c’è un “ma”. 

Noi ciclisti col casco vediamo talvolta “nostri pari” viaggiare spesso soli, quasi ghettizzati dai gruppi , solo con un cappellino o una bandana storica di Pantani

In questi giorni ne ho visti tanti, troppi scalare passi dolomitici, vuoi totalmente senza, vuoi con il casco legato sul manubrio per rinfrescarsi dalla calura agostana – fermo si possa definire calura l’aria a 1700/1800m – o ciclisti da ferie in e-bike salire sugli sterrati sguarniti, sperando di vederli anche scendere senza danni, visto l’oggettivo limite di allenamento che il mezzo elettrico dichiara. 

Siamo tra le auto, per strada, asfalto o sterrato, siamo vestiti si e no con uno strato di lycra che sappiamo quanto poco protegga in caso di caduta – e sappiamo quanto bruci una ustione da asfalto – ma la testa… la testa se si rompe, si rompe! Già solo un trauma cranico senza escoriazioni può portare danni irreparabili, se lasciamo anche ulteriore spazio al caso rischiamo veramente, ulteriormente, la vita. 

Di oggi un articolo su IL SOLE 24ore sulla pessima qualità dei margini delle strade italiane di cui siamo obbedienti percorrenti: basta una buca presa male e bum.

Basta un’auto che esce mancando una precedenza. Lo sa bene Matteo Fontana cui un annetto fa avevano previsto (erroneamente per fortuna, e sua testarda applicazione) una carriera da pro ironman finita a seguito di un incidente stradale di cui vedete la carcassa del casco, che tiene in camera a sempiterna memoria. 

Basta scivolare agganciando una tacchetta per cadere, e l’ha visto chi vi scrive, e un compagno di gruppo che fa una carambola sbattendo in pieno sulla base di un semaforo, soccorrerlo e riportarlo a casa sui pedali con il casco ridotto così, ma senza finire in sedia a rotelle o abbandonare una famiglia orfana del padre.

I caschi da ciclismo sono leggeri, freschi, non prendeteci in giro! Basta una spruzzata di acqua da borraccia per rinfrescarci. Costano poco, che si parta da uno basico del Decathlon semmai! E alcuni sono davvero opere d’arte…

Chiediamo a chi non lo indossa di piegarsi alla sicurezza, urliamo un conciso “CASCO!!!” quando incroceremo o sorpasseremo chi non lo indossa: il mio gruppo già lo fa. Insegniamo ai nostri figli ad usarlo fin da piccoli, come ormai è legge per lo sci, e la neve non è dura come un marciapiede, come l’asfalto.

La sicurezza è un diritto e un dovere, e non possiamo appaltarla alla fortuna o alle abilità degli automobilisti.

Casco in testa, ben allacciato. Sempre.