Buon 2019 nel disagio invernale!

Buon 2019 nel disagio invernale!

Il disagio invernale per gli atleti amatori endurance si colora di molteplici nuance.

Andrea Toso

07 Gennaio 2019

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Dai lo sappiamo che #nonsimollaun… cavolo di niente, che c’è la #roadto e tutti buoni propositi per arrivare alla nuova stagione in forma smagliante ma quante assenze di gioia ragazzi miei!

Vaghiamo a caso: nuoto, le piscine scoperte da 50 metri con pause abbronzature e fisici in mostra su cui buttare l’occhio sono scomparsi, rimane solo Alessandro Fabian che ti cogliona dai camp della nazionale; ci si alza dal letto che il sole sta ancora russando fisso, fondo, invece si entra nel piano vasca freddo umido, ti svegli (mica ci si è svegliati alzandosi dal letto…) saltando in acqua e forse ci si allena. Se va male ci si allenerà a ora di cena tra corsi, amatori che alternano vasche a rana e dorso, se va bene si pesca il jolly a pranzo quando si beccherà lui: il vecchietto fitness, che visto che la corsia è semi vuota entrerà per performare dorso doppio.

Ah ma in bici, in bici anche quando fa freddo ci si allena! I professionisti sono su isolette del mediterraneo al massimo con manicotti, tu guardi i social e sogni. Mal che vada ci si onanizza su rulli e ciclomulini con tanta tecnologia per zwiftare competizioni virtuali attorno il mondo e contro tutti gli abitanti dello stesso. Bello eh, peccato che poi il teatro di posa sia la tristezza del tuo garage, perché sì hai provato a pedalare dentro casa, salvo essere stato sull’orlo dello svenimento due volte, la prima reale per la sudorazione da luglio e 45 gradi, la seconda simulata non appena la tua compagna ha visto la macchia di sudore sul parquet.

Ricordo la tecnica di sopravvivenza alla seconda, la stessa da usare con gli orsi: FINGERSI MORTO.

Dicevamo i rulli, a qualsiasi ora per la gioia dei vicini, ma i veri se non piove escono. Si esce a qualsiasi costo, anche sotto zero perché si è ciclisti cribbio!!! La nebbia e l’umidità in val padana fanno una resistenza che spostati! Appena si scalda l’aria guadagni 10km/h a pari battiti e non c’è meteo avverso ma abbigliamento inadatto e atleti arrendevoli. Dopo due ore l’unico desiderio è la doccia calda, che completa la giornata perché colma gli impegni fino a ora di cena, giusto il tempo di tornare a 37 gradi. Sempre non si sia affrontata una discesa lunga. In questo caso si viene esposti insieme alla mummia Neandertal rinvenuta a Simulau.
Infatti alcuni ciclisti si “mantengono” (vivi, tipo trasfusione) correndo a piedi, un’ora di freddo equivale a circa 3 di pedalata, certo pescare le ore più “calde” sarebbe un bel jolly, mattina presto si gela, l’alba per i primi gelidi raggi di sole sono ben dopo le 7 dell’ora legale (finché dura) e quando si esce da lavoro umidità e buio sarebbero ottime scuse per rinunciare, ma nel masochismo dell’endurance anche la settimana bianca chiamerà il sacrificio e si uscirà, dopo aver scorrazzato in pista eredi e compagna, su neve e sotto zero creando stalattiti sul naso.
Ci sarebbe il tapis roulant, è vero, ma alzi la mano un vero runner che si abbassa al sintetico così alla leggera!
Poi ci sono i triathleti. Mitici esseri con 3 sport da fare perché uno sarebbe troppo furbo. Beh il triathleta (io tra questi essendo così informato…) abbraccia tutti questi disagi, visto che anche off season mantiene una base generale, ma specialmente nelle giornate di festa ha l’istinto di fare doppi allenamenti con un ulteriore spettacolare fastidio, ossia il tempo di asciugatura dell’accappatoio! Fa un giro in bici, si gode la doccia, esce sgelato e profumato, riceve una telefonata killer dal compagnuccio di allenamento che butta lì una decina di km tranquilli, salvo poi lanciare il guanto di sfida al quinto ed accelerare sebbene si stia bestemmiando avendo già sputato l’anima sui pedali.
Vabbè per amicizia sopporta. Arriva in doccia a ora di cena avanzata, magari subendo improperi dalla capo famiglia (lui al solito conta come il due di briscola) e cerca di asciugarsi con un accappatoio che ancora sconta l’azione delle tre, e ciao, quando cercherà un sostituto sarà già gelato.
Disagio disagio disagio.
E tu quale altro disagio annoveri nella stagione invernale?