Amatori durante e dopo…

Amatori durante e dopo…

“Come è andata la ripartenza?”
Ho formulato questa domanda almeno una volta al giorno ai vari atleti e/o amatori che conosco. Ho ricevuto risposte variegate.

Davide Labanti

09 Luglio 2020

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“Come è andata la ripartenza?” Ho formulato questa domanda almeno una volta al giorno ai vari atleti e/o amatori che conosco. Ho ricevuto risposte variegate.

Posso affermare con certezza che esiste un rapporto di proporzionalità inversa tra la qualificazione dell’atleta e la quantità lamentele per piccoli fastidi o peggio infortuni lamentati. La qualificazione dell’atleta è stata una discriminante, in questo caso il rapporto è di proporzionalità diretta tra la qualificazione dell’atleta stesso e la coerenza degli stimoli allenanti somministrati alla ripresa. Sorprese? Per me no.

La voglia di riprendere in fretta può essere causa di infortuni, ma soprattutto un periodo di inattività così lungo ha certamente contribuito a cambiare alcuni schemi motori, a perdere massa muscolare e mobilità.

Dopo un periodo di de-training si rende necessario rispettare il concetto di Gradualità per una ripresa in piena sicurezza, sia per quanto riguarda i volumi di allenamento sia per la loro intensità.

Ho apprezzato l’impegno di coloro che si sono cimentati in vari esercizi a casa, a volte non sono stati sufficienti per prevenire piccole problematiche, nei casi peggiori hanno essi stessi causato squilibri che sono poi sfociati in infortuni.

Veniamo al punto.

Dopo una fase del genere, sarebbe preferibile proporre protocolli di Ricondizionamento fisico con programmi contenenti esercizi  posturali, di mobilità articolare, stretching ed equilibrio. Solo dopo il raggiungimento di queste capacità di base si può passare ad esercizi per migliorare la capacità Aerobica, contestualmente ad alcuni esercizi specifici per la forza. Le intensità degli esercizi proposti dovrebbero essere commisurate secondo le singole Capacità e Condizioni Individuali, non una Tantum o con programmi precompilati ed uguali per tutti, anche in considerazione delle condizioni climatiche, ponendo l’accento sulla idratazione e l’alimentazione corretta, per un benessere psico-fisico a tutto tondo. Diciamocelo che in quarantena abbiamo tutti esagerato?!?!?

Detto ciò ricordiamoci che ognuno di noi ha caratteristiche uniche, perciò un protocollo di successo per uno non è detto che funzioni per tutti, non mi riferisco solo a tempi di ripartenza o percorrenza, ma ai metabolismi che vengono reclutati durante gli esercizi proposti.

Una regola semplice da applicare recita che la CORRETTA TECNICA di esecuzione dovrebbe sempre avere la prevalenza sulle prestazioni. In particolare riferimento alla corsa, dato che il mondo dei runners è stato quello che ha ricevuto più attenzioni negli ultimi mesi, ho sostenuto in ogni frangente che Correre Bene deve sempre precedere il Correre Veloce, appunto per non incappare in infortuni, che dopo 3 mesi di fermo obbligatorio sono ancor più odiosi da digerire, rispetto ad un normale periodo di allenamento.

Non mi voglio dilungare sulla fisiologia, anatomia o biomeccanica del movimento, ma nemmeno sulla corretta postura da utilizzare nella corsa, tenendo comunque sempre presente le personali caratteristiche delle curve del movimento (situazione per cui rimando ad eventuali approfondimenti in privato), sottolineo però come alcuni esercizi speciali e di attivazione, possano contribuire a costruire un gesto meno traumatico, per prevenire gli infortuni e creare adattamenti.

Che significa?

Ormai è di pubblico dominio che il Fondo Lento costituisca il primo livello di qualificazione e sostegno per tutti i mezzi di allenamento svolti a superiore velocità. Oltre a migliorare una serie di parametri interni (deriva cardiaca, capacità di utilizzo dei grassi e dell’ossigeno, capillarizzazione ecc..), questo benedetto Fondo Lento è territorio di gran parte delle esercitazioni tecniche.

Attraverso una corretta periodizzazione, allenatore e atleta, possono concordare esercizi e condizionamenti volti ad esporre gli atleti a minori rischi di infortunio, senza i quali si creerebbe terreno fertile per squilibri e sovraccarichi.

Non è il carico di allenamento che provoca gli infortuni, ma è il carico per il quale un individuo non è preparato.

L’OVERREACHING non Funzionale, (Overtraining secondo altri postulati) ci porta a pensare che ci siamo allenati troppo, al contrario ci siamo allenati poco, in precedenza, per Sopportare Certi Carichi.

In conclusione, è importante definire insieme ai propri Atleti o Tecnici degli obiettivi condivisi, Qualitativi e Quantitativi. Misure e tempi sono importanti, per alcuni, ma il benessere, l’armonia psico-fisica ed i parametri di esecuzione, come fluidità, cadenza e ampiezza, lo sono, a mio avviso, molto di più.

L’allenamento è un processo, ma soprattutto ripetiamo come un mantra: “ Nel dubbio, andare Piano non è mai sbagliato.”

Amatori Forever!!!