Allenarsi in bici da soli: un’opportunità

Allenarsi in bici da soli: un’opportunità

Mi capita spesso di parlare con ragazzi che hanno iniziato da poco ad andare in bici, subito entusiasti e con […]

riky76

14 maggio 2015

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Mi capita spesso di parlare con ragazzi che hanno iniziato da poco ad andare in bici, subito entusiasti e con tanta voglia di pedalare, ma dopo un primo periodo (chiamiamola infatuazione?) nascono i primi momenti di stanchezza, soprattutto mentale. Il tutto condito dalle classiche frasi: “mi annoio – sono sempre da solo a pedalare – non c’è nessuno qui in zona che pedali con me – vorrei iscrivermi ad una squadra ma poi sono troppo competitivi” ecc…ecc…ecc….

pedalare, all'alba su strade nuove
pedalare, all’alba su strade nuove

 

Bene, chiaramente per quella fase sono passato anche io, ma forse un po’ per la mia indole abbastanza solitaria alla fine ho scoperto che il pedalare da soli è sia un ottimo metodo per costruirsi la base atletica per tutto quanto verrà, ovvero il fondo che poi sarà fondamentale in gara, sia soprattutto un modo per conoscere se stessi, molto molto in profondità. Ora vi racconto come.

La cadenza. Questo primo grosso interrogativo è una classica critta degli “esperti” ovvero l’imperativo di pedalare agili. Siamo d’accordo chiaramente che è importante ed è un metodo eccellente per costruire una buona capacità aerobica e per fare in modo che il nostro cuore sopporti carichi elevati di lavoro, ma non sempre deve essere una legge imprescindibile! Nel passato grandissimi corridori hanno sempre prediletto la pedalata forte e rotonda, uno su tutti Coppi, capace di esprimere grande forza con lunghi rapporti in tutte le condizioni, dalla pista alle mitiche salite di Giro e Tour. Aggiungo che al classico sopraggiungere dei crampi muscolari (cosa tipica agli inizi) un metodo per contrastarli è proprio quello di passare a rapporti più duri. Fino a che non ho provato sulla mia pelle pensavo fosse l’esatto contrario, ed invece è così. Quindi pedalate da soli, cercate di “ascoltare” le vostre gambe e a poco a poco andranno loro alla cadenza che è a voi più congeniale.

liberi di ascoltare solo il nostro corpo
liberi di ascoltare solo il nostro corpo

Le salite. Qui è il classico ambiente dove anche il gruppo più coeso di amici fa puntualmente in frantumi. Le salite vanno prese al proprio ritmo e non c’è nulla da fare. Non è voglia di dimostrarsi più forti, ognuno specie sulle salite lunghe (le mie preferite) deve cercare il proprio ritmo, magari all’inizio aiutandosi con un cardiofrequenzimetro) per capire come gestire le proprie energie e trovare il giusto compromesso tra forza ed agilità. Una volta capito questo e fatto il necessario apprendistato di qualche migliaio di chilometri allora anche gli itinerari più lunghi non spaventeranno più, rendendo tutto più bello e divertente.

fatica, ma alla fine grande soddisfazione, sempre!
fatica, ma alla fine grande soddisfazione, sempre!

Le discese. Non c’è cosa più bella che godersi una discesa dopo una salita impegnativa. È il tornare bambini, sentirsi liberi e leggeri, accarezzare l’asfalto e disegnare le traiettorie delle curve. Come per la salita, qui ognuno ha doti proprie ed è ovviamente inutile prendere rischi in discesa ma è parimenti bello sentire di poter scendere con la completa padronanza della bici. E’ un tema che mi piace molto e che sicuramente presto approfondirò. Per ora scrivo solo che oltre ad avere il proprio talento nel guidare in discesa, più si è lontani da altri e più si avrà modo di essere in sicurezza, di impostare liberamente le traiettorie e di essere concentrati al 100% su ciò che si sta facendo. La discesa non ammette distrazioni, mai, anche se queste si chiamano compagni di pedalate.

in cima, lo spettacolo
in cima, lo spettacolo

Le soste. Possono essere di cento tipi: per fare foto, per allungare i muscoli, per necessità…idriche,  per riposare il “fondoschiena” per alimentarsi (mangiare una barretta mentre si pedala non è cosa da novizi e richiede una certa pratica, inutile e pericoloso cercare di farlo se non ci si sente più che sicuri), per fare delle foto (le mie pause preferite), per riempire la borraccia e via discorrendo.  A volte mi trovo quasi a discutere con me stesso se è opportuno fermarmi proprio qui o meno, figuriamoci mettere d’accordo 4 – 5 persone con esigenze diverse, si finirà inevitabilmente con lo scontentare qualcuno o, quel che è peggio, per forzarci nel proseguire penalizzando noi stessi. La bici è essenzialmente liberà, di pedalare ovunque ma anche di fermarsi quando lo si ritiene, senza nemmeno la necessità di mettere la freccia!

 

Libertà, ma soprattutto AVVENTURA. Qui a mio avviso sta il nocciolo centrale della questione. Mi capitò anni fa di vedere un video in cui una serie di ciclisti rispondeva ad una semplice domanda: “che cos’è per te la bicicletta in una sola parola?”. Dopo alcune risposte scherzose e dopo tanti che esprimevano il sacrosanto concetto della libertà su due ruote, venne il turno del mio amico David, che in un inglese sbiascicato disse “adventure!”. In quell’istante mi si accese la classica lampadina interiore. Cavolo, aveva ragione! La cosa più bella che c’è è l’uscire dalla porta di casa e fare le prime pedalate di un itinerario che magari  supererà i cento chilometri, della quale non sappiamo ancora nulla, ma che di sicuro si fisserà nel profondo della memoria. Il bello della bici è proprio lì, nell’avventura. Farsi guidare dall’istinto e dalla curiosità, svoltare per quella strada che non si conosce e vagare per posti inesplorati (al giorno d’oggi con i GPS nei cellulari alla fine la strada del ritorno la si trova sempre) che solo la bici ci farà conoscere fino in fondo, passarci in auto farebbe lo stesso effetto che guardare solo una cartolina, ma sui pedali si entra dentro ai paesaggi, ne si diventa parte integrante. Senza contare l’immenso caleidoscopio dei ricordi olfattivi che possono nascere: si attraversa un bosco e si sente l’odor di resina e funghi, si passa in un borgo di montagna in un pomeriggio e c’è una massaia in qualche casa che ha già messo a cuocere il ragù per la domenica, e poi l’impareggiabile odore della strada dopo un acquazzone estivo, che ci fa dimenticare anche il disagio dell’essere con i vestiti zuppi. Un giro in solitaria ci farà dimenticare la fatica sui pedali se abbiamo la possibilità di concentrarci su tutti questi aspetti, nient’affatto tecnici come i precedenti, ma sono tutte sensazioni ed emozioni per la quale la bicicletta fa da potentissimo catalizzatore, andando a scrivere nella nostra memoria un bellissimo libro di ricordi, che sarà più intenso e profondo di qualunque album fotografico che andremo a comporre delle nostre avventure in bicicletta.

pensa dove andare, le gambe ti seguiranno
pensa dove andare, le gambe ti seguiranno

Per cui il mio consiglio è allenatevi, fate il giusto periodo di apprendistato e poi via, lasciatevi portare dalle vostre gambe e dalla vostra curiosità.

noi e la strada, non serve altro!
noi e la strada, non serve altro!