Quattro chiacchiere con Alistair Brownlee, mito del triathlon.

Quattro chiacchiere con Alistair Brownlee, mito del triathlon.

Alistair Brownlee, dominatore delle ultime due edizioni delle olimpiadi di triathlon ci ha concesso chiacchiere e intervista esclusiva nel weekend che lo ha visto rientrare in ITU World Cup a Cagliari, ovviamente da vincitore.

Andrea Toso

27 Maggio 2019

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E’ facile tifare per i vincitori, è facile tifare per la Juventus nell’ultima decade, meno nell’anno buio di serie B o nell’era di allenatori sperimentale come Manfredi o Zaccheroni; è facile tifare l’Inter del triplete, meno essere fedeli negli anni; è facile essere tifosi del Milan di Sacchi…avete capito insomma.
Ma nello sport endurance scegliere una bandiera è più complicato, la bellezza del gesto di Kipchoge attira l’amore degli appassionati, uno che gira la maratona a 2’45” come si fa a non ammirarlo???
E nel triathlon a me capita lo stesso: tifo per gli azzurri perchè sono azzurri, quindi Fabian e Molinari tra gli uomini con la fortuna di incrociarli personalmente, Federica De Nicola, Luisa Iogna Prat e Angelica Olmo come compagne di sponsor per un periodo, e nel weekend cagliaritano tutte le ragazze presenti dalla “piccola” Beatrice Mellozzi anno 2000 alla veterana Ilaria Zane, e tutti gli uomini ovviamente, dal mio capitano nel 2016 per un evento a squadre Garmin Greg Barnaby al vincitore del 2018 qui a Cagliari Daniel Stateff.

Nel weekend al Poetto però brillava UNA stella.

Una sola, a Cagliari tutti eravamo ad aspettarlo come un Messia; credo anche gli atleti vivessero la presenza di Alistair Brownlee come un riflettore che dava ancor più importanza alla loro gara, che comunque sarebbe sempre una tappa del circuito ITU di Triathlon, non una gara sociale.
E si è visto subito, dall’alba dell’evento, il kick start ufficiale con il briefing pre gara di giovedì pomeriggio, finito il quale Alistair è stato isolato ed intervistato dalla TV ufficiale di World Triathlon Live , ed io ho realizzato di essere a pochi metri da uno dei miei miti, quello che raccoglie il fratello Jonathan in crisi a 500 m dal traguardo e lo trasporta di peso incitandolo, quello che ha entusiasmato Hide Park facendo contare la penalità a voce alta ai tifosi alle olimpiadi del 2012 a Londra, quello che a Rio ha massacrato chiunque (fratello incluso) imprimendo un ritmo di corsa dagli 10mila, permettendosi di rallentare in vista del traguardo e iniziare a celebrare un doppietta ineguagliabile, quello degli sprint con Gomez, quello che adesso si dividee vince anche in 70.3.

Far away, so close canta Bono con gli U2 in Stay, ho tutti i permessi per avvicinarmi e parlarci ma i miti sono miti, non avvicinarmi mi sembra un crimine di Lesa Maestà, io sono un modestissimo triathleta amatore, lui è uno degli Dei della triplice… Comunque obiettivo inarrivabile dell’evento è intervistarlo, fomentato dall’addetto stampa di ITU Cagliari Gianluca Nonis. La mia opera di stalkeraggio inizia venerdì mattina, dovrebbe svolgersi la Swim Familiarisation, la prova del tracciato di nuoto nella meravigliosa spiaggia del Poetto, lungo conciliabolo dei giudici di gara, c’è un vento pazzesco, 40 km/h, onde importanti di circa 80 cm, niente test.
Per la Giuria.
Per gli atleti? Inizialmente delusi guardano il mare, si guardano e decidono che se non possono nuotare nel campo gara, ci sono 10 km di Poetto in cui giocare, e provano partenze e nuoto a 30 cm dal campo gara. In questo marasma di va e vieni da spiaggia a ufficio gara lo incrocio, Alistair non si tira certo indietro, si è calato i bermuda e sta infilando il costume, lo disturbo adesso? Mmmmmm anche no, rischio una denuncia vera nonostante sappia che chi frequenta piscine abitualmente ha un barbatrucco per cambiarsi ovunque con stile.

Quindi si torna in spiaggia e tra un video e una foto, tutto molto epico, noto Brownlee è uno dei due senza cuffia, tutti gli altri ne indossano anche 2 vista la temperatura dell’acqua attorno i 14 gradi, l’altro è un altro inglese che ha cuffia idrodinamica naturale essendo pelato… Al largo gli atleti sono tutti uguali, ma noto un siluro cavalcare le onde in rientro che neanche un surf. E’ lui ed è dalla parte opposta del campo gara vietato (non essendoci assistenza ITU vieta il nuoto nel campo gara ufficiale, però si filma tutto lo stesso… neanche fossero italiani! Tipo non potete ma è bellissimo che trasgrediate dato che il regolamento non può vietarvi niente fuori di “casa”). Esce dall’acqua e cammina sulla spiaggia, attraversa la zona del campo gara e i giudici lo sgridano, io che sto andando a filmarlo mi metto a sghignazzare, lui si unisce al che si prende la palla al balzo!

Ti stai divertendo? “tantissimo! Ma domani sarà così l’onda??? Mi piacciono queste condizioni!
Eh no, domani girerà il vento, sembra sarà molto più tranquilla…” Peccato!

Ma il ghiaccio è rotto, il mio inglese funziona bene, testato anche con il mito ci capiamo bene. Al che mi metto nei dintorni, filmo il suo test ingresso in acqua, un siparietto in rientro in cui mi fa segno col pollice “OK”, ci siamo. Fa un de-briefing con la squadra inglese e tornando verso lo stabilimento prendo il coraggio a molteplici mani (due non sarebbero bastate) e chiedo di fare 2 chiacchiere per Endu Mag. “Yes, we can talk after the race“, dopo la gara, tanto tutti ci aspettiamo vinca, nessuno lo vorrà post gara giusto?
Ma ho una promessa!
Ma nel frattempo chiacchieriamo tornando, e io creo spunti per le domande, chissà se davvero riuscirò!

Sabato mattina il programma è denso: Bike Familiarisation alle 8:15 fino alle 8:45, ore 10:30 gara femminile, premiazioni, 12:30 gara maschile, premiazioni. Io sono li per seguire tutto l’evento, dirette Instagram, foto, video, dovrei essere uno e trino per essere in tutti i punti nevralgici, ma rimango tra zona cambio e spiaggia, potete vedere il report sulla nostra pagina @endu_sport , tutto bellissimo, la gara femminile ci fa sperare per una buona prestazione di Ilaria Zane (comunque 11ma finale) che cederà solo al secondo giro causa postumi di tendine di Achille infiammato, vince Sophie Coldwell, terribile inglese che nella frazione run molla tutte dietro.

La gara maschile sta per iniziare, i campioni tornano dal riscaldamento e quando vedo Brownlee rientrare parto col video per i social ufficiali, lui ciucciando un gellino saluta. Mi emoziono neanche fosse Angelina Jolie!
Esce terzo dal nuoto, in bici creano un gruppetto di 7/8 atleti tra cui c’è il nostro Uccio Uccellari, vanno come missili lungo i 5 giri di 3,8 km, ogni giro 13 curve, media finale 43 km/h! Rilanci spaventosi mi diranno gli italiani… Quinto giro mi preparo per immortalare l’arrivo in zona cambio davanti la postazione del 52, Alistair. Entra per primo in T2, in meno di 9″ ne esce in testa anche grazie alla vicinanza all’ingresso rispetto ai diretti concorrenti e corre più metri senza bici, ma in pochi metri il gruppo è di nuovo compatto. Al primo giro sono in 3 ancora uniti, poco lontano il gruppetto con Uccio. Ci si sposta all’arrivo, parte la diretta Instagram. Entra nel rettilineo finale in testa con pochi metri di vantaggio, sarà un secondo che lascerà nelle sue mani lo striscione del vincitore e sua peculiarità si getta a terra a recuperare. Ha vinto, ha fatto il lavoro che ci aspettava, sorride e saluta il resto degli atleti, gli stringo la mano uscendo verso la zona televisione e gli chiedo se si sia diverto “molto!“. E via, premiazioni maschili, si aggiungono le femmine e parte champagne dai 6 del podio, selfie con il campione perchè è il campione.

Sta andando via e gli ricordo, Alistair fai una doccia e parliamo? ” Ma no dai, facciamo subito!

Intanto congratulazioni, a che punto è la tua forma? Ti sei dedicato a distanza 70.3 praticamente l’anno scorso, uno Sprint è quasi un altro sport!
Davvero, ho passato tutto l’inverno allenandomi “molto lentamente” (non ho indagato sulla lentezza) per ricostruire la base per recuperare dagli infortuni, ho fatto il primo 70.3 (Marbella 4h01′ secondo davanti al nostro Passuelo) 20 giorni fa e nelle ultime 2 settimane ho fatto allenamenti di velocità, non sono in forma perfetta ma arriverà!

Non in forma Olimpica diciamo…
Il mio corpo è sano, sono guarito e in forma ma oggi mi sono dovuto impegnare al massimo.

Comunque hai ottenuto buoni punti per la qualificazione Olimpica.
Se volessi qualificarmi per Tokyo 2020 devo fare punti, mi devo impegnare davvero.

Ma ti divideresti tra le distanze? (70.3 – sprint/olimpico)
Sai alle Olimpiadi ci andrei solo se fossi davvero competitivo, per dimostrare che posso ancora competere con i migliori nel mondo.

Perché 3 volte campione olimpico sarebbe ancora più eccezionale di 2!
Eh davvero 3 volte è praticamente impossibile ma ci proverò, chissà…

Un bel focus da perseguire davvero!
Un’altra domanda, sei parte del Team Bahrein Endurance 13 insieme a Frodeno, Daniela Ryf, Javier Gomez, Vincent Louis, andate tutti piano eh?!?
Sono nel Team da 3 anni e mi piace davvero essere in mezzo a questi atleti, è piacevole incontrarci anche fuori dalle gare. La cosa bella è nel progetto del Team è che in Bahrein promuova lo stile di vita salutare, sportivo ed aiuti ragazzi a crescere nello sport.

Più o meno dei moderni Mecenate sportivi, investono in sport!
Esatto, investono nella salute attraverso lo sport, davvero bello!

Poi rientra in me il tifoso emozionato e gli chiedo la cuffia della gara come feticcio… Alistair sorride, guarda la zona cambio (e io spero!)
Mmmmmm mi sa che questa la terrò come ricordo!

Vabbè c’ho provato, fatto male?