Alimentazione sportiva: network o selfmade?

Alimentazione sportiva: network o selfmade?

Alimentazione e integrazione: quantità, qualità e tempistiche di assunzione, risultano essere determinanti, non solo prima e dopo la prova, ma anche nello svolgimento della stessa.

Davide Labanti

04 Settembre 2020

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Spesso capita che non si ponga attenzione ad alcune importanti variabili che vanno ad inficiare od esaltare la prestazione sportiva, focalizzandosi solo su metodologie o meccaniche di allenamento.

In un precedente articolo ho parlato di PRESTAZIONE COME CONSEGUENZA di un percorso di crescita, consapevolezza e salute per gli atleti; oggi, invece, introduco il concetto di network di professionisti e professionalitàche possono collaborare a questo percorso di benessere.  I progressi scientifici in applicazione sportiva, hanno reso evidente che tra medicina, nutrizione, psicologia e sport, esiste uno stato di non scindibilità tra tutte le componenti nell’ottica del mantenimento della salute e di massima prestazione degli atleti.  Emerge la necessità di un interscambio di informazioni tra i vari professionisti che si occupano di curare ogni esigenza specifica di un atleta.

Il medico di fiducia, il masso-fisioterapista, il diet – coach, il preparatore fisico/atletico, il mental trainer, sono tutte professioni correlate tra loro e legate all’ottenimento della massima prestazione fisica ma soprattutto della salute psicofisica dell’atleta e della persona. Lo stato di salute, il bilanciamento allenamento/recupero, il benessere e l’equilibrio psicofisico possono certamente contribuire al raggiungimento degli obiettivi che ci siamo posti, ma ci sono altre due componenti alle quali affido oggi un ruolo preminente: l’alimentazione e integrazione, che sono trascurate da molti.

Negli sport di endurance, dei quali mi occupo prevalentemente, acquisiscono una importanza fondamentale.

La quantità, la qualità e le tempistiche di assunzione, risultano essere determinanti, non solo prima e dopo la prova, ma anche nello svolgimento della stessa.

Prima ancora di elaborare un programma di preparazione atletica o di stabilire degli obiettivi sportivi, è necessaria una valutazione dello stato di salute attraverso esami emato-clinici e una anamnesi antropometrica, metabolica e nutrizionale eseguita da uno specialista.

L’obiettivo deve essere l’ottimizzare, attraverso il miglioramento della composizione corporea e dello stato di benessere energetico e mentale, le prestazioni sportive degli atleti, in considerazione che infortuni, infiammazioni, crampi, irritabilità, tempi di recupero allungati, possono essere correlati ad un’alimentazione o idratazione inadeguati all’impegno fisico quotidiano.

L’elaborazione di un programma nutrizionale personalizzato deve tener conto delle caratteristiche antropometriche e metaboliche di ciascun singolo atleta ma, soprattutto, deve essere formulato partendo dalle esigenze energetiche, gusti, le eventuali scelte etiche, le condizioni climatiche, la periodizzazione degli allenamenti e da tutte le altre variabili quotidiane che possono intercorrere.

Sottolineo come OGNI PERIODO DELLA PREPARAZIONE richieda l’assunzione o l’utilizzo di alimenti e bevande ad hoc, sia per la costruzione che per il recupero; basti pensare che in un PERIODO GENERALE O IN PERIODO AGONISTICO i metabolismi che si vanno a reclutare necessitano di in-take sostanzialmente diversi.

E’ finita qui? Assolutamente no, perché avvalersi di un professionista dà anche la garanzia di acquisire maggior autonomia e consapevolezza in ciò che si assume, ci guida per comprendere ed ottimizzare le associazioni nutrizionali per non avere brusche variazioni glicemiche, per assicurarci

il ripristino delle scorte di glicogeno e favorire il recupero, evitando il catabolismo muscolare. Io stesso mi affido ad una professionista del settore con la quale collaboro attivamente da anni, Lucia Rossi di Strategic Nutrion Center, perché credo che le diverse professionalità ed il lavoro di Team possano fungere da catalizzatore per la crescita sia culturale/professionale che sportiva, in tutti gli ambiti.

In conclusione, ci sono due strade: quella del network di professionalità o quella del self-made, si tratta solo di scegliere quali obiettivi perseguire. Io personalmente consiglio di affidarsi a professionisti del settore e non ad amici o tuttologi che si professano allenatori, nutrizionisti, biomeccanici, medici, direttori sportivi, ma in realtà non hanno competenze specifiche.

Quello che ha funzionato per altri non è detto che funzioni per noi, ma soprattutto perché stiamo affidando a qualcuno la nostra salute ancor prima dei nostri risultati.