Alfonsina Morini Strada: il diavolo in gonnella

Alfonsina Morini Strada: il diavolo in gonnella

Ci sono persone che segnano delle tappe miliari nella storia senza rendersene conto, semplicemente frantumando le barriere dei pregiudizi.

ENDU

17 Gennaio 2019

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Nella storia dello sport femminile una di queste persone è stata Alfonsina Morini Strada, che i preconcetti li affrontava in sella alla sua bici, unica donna a correre il Giro d’Italia nel 1924.

Dopo aver preso parte ai due Giri di Lombardia, nel 1924, tra mille polemiche, il direttore e l’amministratore della Gazzetta dello Sport, le permisero di iscriversi al Giro d’Italia di quell’anno. Fu quella probabilmente una scelta di puro carattere promozionale: per partecipare le squadre più prestigiose avevano infatti chiesto delle ricompense in denaro, e al secco no degli organizzatori, avevano deciso di disertare la corsa. Mancavano così campioni come Girardengo, Brunero, Bottecchia; gli atleti si dovevano peraltro iscrivere a titolo individuale e la corsa rischiava di passare inosservata. Relativamente alla presenza di Alfonsina Strada molti erano tuttavia i contrari in seno allo stesso gruppo di organizzatori: si temeva infatti che il Giro potesse risultare una vera e propria “pagliacciata”.

Alfonsina Morini Strada
Alfonsina Morini Strada

Aveva coraggio Alfonsina, tanto coraggio, indispensabile per una donna nata nel 1891 a Riolo di Castelfranco Emilia in una famiglia di contadini dalle scarse risorse. Era tenace Alfonsina e non si curava di chi la chiamava matta e l’aveva definita “diavolo in gonnella”. Era testarda, e a nessuno permise di allontanarla dalla sua amata bicicletta, l’unico gioco che avesse conosciuto durante l’infanzia, soprattutto non lo permise alla sua famiglia che pensava che quella passione fosse sconveniente per una ragazza, una fantasia che le sarebbe certamente passata una volta sposata e confinata al ruolo di “angelo del focolare”, tanto caro al fascismo.

Il tracciato del Giro 1924 attraversava la penisola per 3 613 chilometri, 12 erano le tappe, intervallate da 11 giorni di riposo, 108 gli iscritti, solo novanta dei quali al via. Naturalmente ad Alfonsina Strada era molto difficoltoso reggere il passo dei colleghi maschi, ma ogni volta riuscì a tagliare il traguardo di tappa, seppur sempre con alcune ore di ritardo; peraltro si fermava sovente a distribuire cartoline autografate ai tifosi.

Giunse fuori tempo massimo durante la tappa L’Aquila-Perugia. Inizialmente, alcuni membri della giuria (tra cui lo stesso Colombo) non vollero estrometterla dalla corsa, considerando anche il tanto tempo da lei perso per cadute e forature. Ma in seguito si optò per una linea dura: Alfonsina Strada fu esclusa dalla classifica del Giro, una decisione probabilmente influenzata dal clima che si respirava all’epoca, quando la parità tra uomo e donna era ben lontana dall’essere raggiunta, e mal si tollerava una donna che non solo sfidava apertamente gli uomini, ma riusciva addirittura a batterne alcuni. Si decise comunque per una situazione di compromesso: Strada poteva prendere parte a tutte le restanti tappe, ma i suoi tempi non sarebbero stati conteggiati ai fini della classifica. Dei novanta partiti a Milano, solo in trenta completarono la corsa, e così, fra essi, Alfonsina Strada.