Aldo Rock, uno dei padri dell’endurance in Italia.

Aldo Rock, uno dei padri dell’endurance in Italia.

Chi di noi ha iniziato a correre da zero probabilmente deve qualcosa, o forse molto, a questo uomo.
Anzi Uomo, perché nella testa stiamo leggendo la parola con il tono entusiasta e carico di Aldo Rock,

Andrea Toso

25 Agosto 2020

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Chi di noi ha iniziato a correre da zero, ovvero non abbia una storia nell’atletica giovanile, probabilmente deve qualcosa a questo uomo, anzi Uomo, perché nella testa stiamo leggendo la parola con il tono entusiasta e carico di Aldo Rock, io sicuramente devo molto al suo entusiasmo ed alla sua affabulante capacità di raccontare il mondo, lo sport, la fatica.

Aldo Rock per tutti, all’anagrafe o per le Forze dell’Ordine, come ama dire, Calandro, classe ‘56 è uno dei padri dell’endurance italiano, ammettiamolo, perché senza le sue incursioni in Deejay Chiama Italia probabilmente il movimento nel Belpaese sarebbe ben indietro.
A fine anni ’70 Aldo Rock inizia una carriera come deejay in una radio locale, arrivando poi nell’organizzazione di grandi concerti, tra cui l’ultimo a Milano di Bob Marley, The Clash, Bruce Springsteen AC/DC , per poi passare al mondo discografico negli anni ’80, anni in cui inizia la sua carriera sportiva. Un precursore nel mondo del triathlon iscrivendosi nel 1988 ad un Ironman, uno dei primi italiani e alla Marathon des Sables nello stesso anno, arrivando poi alle performance no limits in biciletta delle Ride Across America nel 1996 e 98, quando già era noto al pubblico di Deejay, alternando ovviamente maratone e ultra maratone, contagiando anche Linus nella dipendenza da running e facendolo esordire a New York.

Nel frattempo nella mezz’ora settimanale Aldo Rock racconta il mondo attraverso i suoi occhi, le sue esperienze, i suoi sogni, un bardo moderno dell’endurance, poco cambia se narri vita vissuta o meno, la corsa, il ciclismo, il nuoto, il triathlon diventano per noi ascoltatori parte della vita quotidiana o un sogno realizzabile, primo testimonial proprio Linus e tutta una radio che, nella mia immaginazione viene pressoché obbligata inizialmente a muoversi come accade a Fantozzi nelle manie dei Megadirettori, e poi sia appassiona alla fatica.
E non solo, ci regala anche bella musica fuori estranea alla programmazione radiofonica quotidiana, un altro dono apprezzatissimo.

Non a caso da Linus e la radio nasce (e scoppia il fenomeno) Deejay Ten, da gara a circuito nazionale, e neanche il Covid-19 la fermerà, trasformandosi in virtuale per questo assurdo 2020, dimostrazione che la filosofia di Aldo Rock ha contagiato gli italiani, vuoi in maniera competitiva (alzo la mano) vuoi in maniera goliardica per essere parte di un evento, ma poco da fare, ci ha regalato un po’ di salute.
Aldo Rock è un sognatore, un puro, residente a “Camelot” (Ivrea – Piemonte) gira Milano per lavoro con una bici su misura e su suo progetto con nickname d’altri tempi, Bootleg, perché crede e promuove una mobilità verde alternativa, che post lockdown sembra essere diventata una necessità, ci regala ogni settimana motivazione e aforismi da fissare su carta per i momenti duri:

Non puoi scegliere come morire… puoi solo scegliere come vivere… adesso

Si vive una volta sola… ma se lo fai bene una volta basta!

Non dovete essere veloci, dovete essere intrepidi.

La vita non premia il più forte, ma il più tenace.

Dopo il non ce la faccio più… c’è il chi se ne frega!

Raggiungere la vetta è opzionale, tornare a casa è obbligatorio.

Come dice il maestro, non ci sono errori nella vita. Ogni errore è un destino, apre porte che altrimenti sarebbero rimaste chiuse.

Uomo, cerca di vivere bene e pensa che ogni giorno vale una vita. “Vivi intensamente ogni attimo della tua esistenza”. “LA VITA NON E’ ASPETTARE CHE PASSI LA TEMPESTA, MA IMPARARE A DANZARE NELLA PIOGGIA”

Lo sai cos’è il Coraggio, uomo? Il Coraggio è la Paura che ha cominciato a credere in se stessa.

Linus durante la nostra intervista su ENDU training channel di metà Aprile ci ha raccontato così il suo rapporto con Aldo Rock:

“Aldo per me è come se fosse mio figlio nonostante la differenza di età: ha questa questo modo di essere infantile, nel senso buono e positivo, come se avesse 6/7 anni, vive con lo stesso entusiasmo di un bambino piccolo, con lo stesso egoismo in maniera involontaria, le cose deve farle come dice lui non c’è verso di farlo adattare alle regole. Io come direttore della radio a volte sono anche capace di diventare “aggressivo” per far rispettare le regole, ma con lui non ci provo più. Neanche in periodo di lockdown sono riuscito a tenerlo tranquillo a Camelot. Era lì da due mesi ed ogni venerdì cercava di tornare a Milano e lo abbiamo sempre bloccato, almeno a distanza era gestibile. Quando arriva in radio è faticoso sopportarlo, la sua mezz’ora è come lo sbarco in Normandia: arriva e riempie tutto lo studio di qualunque cosa si porti dietro… Però è un puro. C’è molta saggezza nelle cose che dice e scrive, ha una base culturale notevolissima, laureato in filosofia  e si è costruito una cultura enorme, è un grande lettore di qualunque cosa, trova delle citazioni meravigliose ma è l’ultimo mettere in pratica questa saggezza che sparge. Se uno fosse saggio con tutti gli acciacchi che ha si dedicherebbe ad altre attività, non agli Ironman finiti sul filo di lana, qualche secondo prima o qualche secondo dopo delle 16 ore, sono tutte cose che il suo corpo non apprezza più tantissimo.”

Negli ultimi anni ha aperto le porte anche allo sci alpinismo, specialmente nei primi anni post operazione di protesi all’anca, e proprio da questo momento lascia questo pensiero:

 

“Al momento mi sento come un piatto crepato, di quelli che ti mettono il dubbio se tenerli o buttarli via. Ma c’è sempre la nostra natura, oppure Dio che ti fa dire… il tempo è la migliore medicina. Quindi uomo, nulla da fare nulla da temere? No uomo, io avanzo e vendo cara la pelle… come nel delta del Mekong. Anche perché voglio tornare al mio lavoro che, come diceva JFK del suo, la paga non è un granché, ma non ci sono mai problemi di parcheggio e si può andare a lavorare o a piedi o in bicicletta.”