Affrontare le Paure: Viaggio di Emozioni

Affrontare le Paure: Viaggio di Emozioni

Scappi di fronte la paura o la affronti a spada tratta? Le paure sono più limitanti o più conservanti? Ecco il mio modo di vedere le cose: forse :)

Riccardo Mares

24 Agosto 2020

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Hai paura? Come affronti la paura? A me è rimasta nella mente questa frase di Giovanni Falcone, uno che con la paura – quella vera – condivideva casa colazione pranzo e cena:

“L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza.”

Ti è mai capitato di bloccarti di fronte alla paura? O di farti condizionare rinunciando o peggio ancora facendoti negativamente condizionare, permettendole di renderti in uno stato di inferiore lucidità?

La sfida stessa, una nuova gara, un nuovo percorso, un nuovo lavoro, sono  sono esenti da paura. Anzi forse è la paura stessa che le rende così affascinanti. Paura che l’uomo alla fine paradossalmente ama e che ci spinge di fare cose assurde, come scalare le montagne a mani nude (hai letto “Eravamo immortali”?) o lanciarci da un picco montano per poi aprire il paracadute. 

Lo stesso Jovanotti nell’emblematica frase

La vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare

in pochissime parole esprime il parallelismo tra il sentimento della paura e la voglia di superare il muro di un limite.

Paura che – come il dolore – è un segnale d’allarme: amico attenzione, stai facendo qualcosa di pericoloso. Ma quando dobbiamo ascoltarla e fermarci e quando invece è solamente la nostra pigrizia che vuole limitare le nostre ambizioni?

Siamo di fronte all’ennesima asticella tra il bene e il male, tra il giusto e lo sbagliato. La saggezza delle persone, mixata a una buona dose di fortuna, permette di puntare quell’asticella nel modo giusto al momento giusto.

Questo post è nato – nella mia rumorosa testolina – durante un’uscita sui Colli Euganei. Per una serie di motivi ero solo, cosa che nel trail non è tra quelle consigliate. Inoltre volevo provare un sentiero nuovo. Nella mia testa era un mix di vettori di paura, che si incrociavano che manco le frecce tricolori impegnandosi raggiungono tali livelli.

Sia chiaro, non stavo facendo nulla di epico e probabilmente nulla di assolutamente pericoloso. Però è la realtà di ciò che mi frullava per la testa: se ti fai male, se ti perdi, se becchi i cinghiali, se becchi le vespe di terra, se scivoli, … 

Mi piace mettermi alla prova, anzi forse forse sono le condizioni in cui fortunatamente riesco a rendere di più. Ho sempre amato le sfide, così come ho sempre odiato sentirmi bloccato dalla paura. Qualcosa che mi sono portato dietro dall’infanzia, quando la paura era decisamente troppo considerata in casa mia nell’affrontare la vita.

Domenica mattina alle 4:35 è suonata la sveglia e ti giuro che ancora qualche timore me lo sono portato dietro. Zaini pronti, borracce morbide pronte, traccia caricata sul Garmin e – tanto per sicurezza – caricata anche in OsmAnd, in modo di avere una bella visione topografica. Tutto era pronto: alle 6:00 in punto ero davanti all’inizio del percorso sconosciuto, pronto ad affrontare sassi, rocce, erbacce e soprattutto le mie paure.

Alla fine è andato tutto nel migliore dei modi: fortunatamente nidi di vespe di terra non li ho incrociati, calabroni nemmeno, cinghiale incrociato ma non so chi dei due abbia sussultato più per la paura. Non appena – verso la fine – stavo esultando con me stesso per non essermi perso, mi sono perso: fuori percorso, fuori sentiero, con alcune difficoltà ho raggiunto la corte di una casa, accolto da un meraviglioso pastore tedesco  e… fortuna vuole, c’era anche il suo padrone che mi ha dato indicazioni.

Rischio o troppa prudenza, vittimismo o follia? A quarantatre anni mi sono reso conto che più cresco, meno risposte giudicanti inizia a darmi quando si tratta di sentimenti e comportamento.

A me piace non rinunciare per le mie paure, così come voglio sempre essere tutelato, perché in gioco non c’è assolutamente solo il mio, ma conseguenze che si ribalterebbero su familiari, amici, colleghi.

Insomma, grazie per essere arrivato a leggere sino a qui. Temo di non essere riuscito a darti una risposta una, ma avevo voglia di condividere con te questo mio piccolo viaggio emozionale.

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