Adriano Malori: “Freni a disco al Tour de France, sì o no?”

Adriano Malori: “Freni a disco al Tour de France, sì o no?”

Tour de France al via. Dal 7 al 29 luglio, squadre e ciclisti impegnati in 20 tappe,  la prima, sabato […]

ENDU

06 luglio 2018

0

Tour de France al via. Dal 7 al 29 luglio, squadre e ciclisti impegnati in 20 tappe,  la prima, sabato 7 luglio, Noirmoutier-en-l’Ile – Fontenay-le-Comte, da 189 km. E con il Tour al via torna di attualità il dibattito sui freni a disco. Consigliati o sconsigliati? Ecco cosa ne pensa Adriano Malori.

Ultimamente, da quando cioè hanno iniziato a prendere piede sul mercato, si parla molto di freni a disco e sono certo, che con il Tour de France al via, il dibattito tornerà attuale.
È un tema che conosco molto bene, perché hanno iniziato a sperimentarli quando ancora correvo e ancora oggi si discute dell’opportunità o meno di utilizzarlo per la corsa su strada dei professionisti.

Credo che il fattore più importante da considerare, quando si parla di freni a disco per il ciclismo professionista su strada, sia la sicurezza. Il freno a disco, infatti, può essere molto pericoloso.freni a disco

Prima di tutto per quanto riguarda la frenata, che è più potente e meno modulabile. Questo da una parte evita ritardi nella frenata ma, dall’altra la rende più difficile da gestire, soprattutto sul bagnato e in curva. Si rischia il bloccaggio della ruota posteriore, specie in caso di un ostacolo improvviso, come la caduta di un ciclista, e una conseguente perdita di aderenza sull’asfalto, mentre la frenata tradizionale è sicuramente più dolce. Saremo costretti a ricorrere ad un tubolare più grande, da 26 o 28 anziché 23 o 25, e questo peggiorerebbe la scorrevolezza del battistrada sull’asfalto.

Teniamo presente anche che, in gara, se il gruppo davanti frena usando il freno a disco, lo spazio di arresto diminuisce ma magari non è così per chi li segue e usa il freno tradizionale.
Si rischia una caduta e, in questo caso, il disco si può rivelare anche un oggetto molto pericoloso. Lo sa bene il mio ex compagno di squadra, Francisco Ventoso, che nel 2016, durante una gara, è stato coinvolto in una caduta di gruppo: ha picchiato il ginocchio sulla ruota del corridore davanti, anzi, sulla lama del disco – rovente – della ruota e ci ha guadagnato 20 punti di sutura al ginocchio.
E al Tour de France, come sapete, le cadute di gruppo sono frequenti.

Non solo.

Un freno a disco significa circa mezzo chilo in più di peso sulla bici, un altro fattore che deve essere considerato, così come i disagi in caso di foratura. Il cambio ruota con un freno a disco richiede molto più tempo e un’attenzione particolare, deve essere centrata per non grattare contro la pompa. Se buchi e usi un freno tradizionale, hai tutto il tempo per sostituire la ruota, rimetterti in corsa e giocartela, mente se hai un freno a disco, una foratura compromette tutta la gara.

Per questo credo che per i pro impegnati in gare su strada il freno a disco sia non solo non necessario ma soprattutto assolutamente sconveniente, specie se sono solo alcuni ciclisti ad utilizzarlo e non tutti.
Se lo usassero tutti, ad esempio, sarebbe più semplice uniformare i tempi di frenata ed evitare incidenti. Bisognerebbe però, per evitare lesioni, trovare modo di coprire il disco con delle protezioni, delle carenature: esteticamente non sarebbe il massimo e vorrebbe dire portare del peso in più, ma almeno riparerebbero da eventuali impatti con il disco.

Il discorso però cambia radicalmente quando si parla non di pro e corse su strada ma di cicloamatori e cicloturisti, che pedalano in strada e in città ogni giorno, magari in mezzo al traffico dell’ora di punta.
Nel loro caso il freno a disco è assolutamente consigliabile. Prima di tutto perché, proprio grazie alla frenata più rapida e reattiva, potrebbero evitare più facilmente macchine, pedoni, bambini o veicoli che non danno la precedenza, come spesso capita. Penso in modo particolare alle persone meno giovani, che non hanno riflessi così pronti. Un freno a disco per loro sarebbe molto utile e potrebbe fare la differenza, in positivo, in fatto di sicurezza